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giovedì 7 giugno 2018

CEDOLARE SECCA 2018 qualche informazione...


La cedolare secca è un regime fiscale agevolato che permette l'applicazione di un'imposta sostitutiva sui contratti di affitto a canone libero del 21% e a canone concordato del 10%: consiste nell'applicazione di un'aliquota sostituitiva, fissa e agevolata che sostituisce: Irpef e relative addizionali, imposta di registro, imposta di bollo di 16 euro.
Sugli affitti a canone libero si applica un'aliquota del 21%, mentre la legge di Stabilità 2018 ha prorogato l'aliquota del 10% per i contratti a canone concordato anche per il biennio 2018-2019.

La cedolare secca non sarà estesa al fitto dei locali commerciali

La cedolare secca al 10% si applica a:
  • tutti gli affitti a canone concordato
  • i contratti d’affitto stipulati con studenti universitari
  • i contratti transitori

  • La  cedolare secca al 21% si applica a:
  • gli affitti a canone libero
  • gli affitti brevi
  • a tutti gli intermediari immobiliari, soprattutto a quelli che offrono i propri servizi online.i contratti transitori
questo comporta, a partire dal 2018,

     Se Sei Proprietario di un Immobile

:
  • ottenere una riduzione del 30% del reddito imponibile IRPEF, se nella dichiarazione dei redditi indichi gli estremi della registrazione del contratto di locazione, relativi alla dichiarazione IMU
  • ottenere una riduzione del 75% dell’IMU e della Tasi, che devi al comune dove si trova
  • l’immobile che hai fittato con canone concordato.

  • Se Sei Affittuario di un Immobile il 2018 reca buone nuove anche per te:

    • è stata riconfermata la detrazione dei canoni di affitto che pagherai nel 2018. La detrazione si calcola in base alla tua fascia di reddito, con un tetto massimo di reddito annuo di circa 30.000 Euro
    • se scegli di trasferire la residenza nell’appartamento che hai affittato, puoi godere di una seconda detrazione. Si tratta di una detrazione dall’importo più consistente, di circa 900 euro per i primi tre anni

Le Scadenze per il 2018

Non variano le scadenze per il versamento dell’imposta sostitutiva nel 2018: il pagamento  può avvenire
  • in un’unica soluzione obbligatorio se l’importo da versare è minore di 257,52 Euro.
  • versando un acconto ed un saldoLa scadenze da ricordare sono le seguenti:
    • 30 giugno 2018 per il pagamento dell’acconto
    • 30 novembre 2018 per il pagamento della seconda rata
    • 30 novembre 2018 per il pagamento della cedolare secca in un’unica rata (quindi due rate) se superiore a questa cifra



Confedilizia ha elaborato una tabella che riassume tutte le informazioni utili sulla cedolare secca
per ottenere la riduzione fiscale al 10% serve il timbro di una delle associazioni firmatarie (sia degli inquilini che dei proprietari)
https://www.idealista.it/news/finanza/fisco/2018/02/09/125255-riduzione-cedolare-secca-al-10-canone-concordato-requisiti-indispensabili

venerdì 8 settembre 2017

Cedolare secca al 10% per affitti brevi



Cedolare secca 10% affitti brevi dal 2017. A chiarire che è possibile applicare l’imposta sostitutiva anche ai contratti transitori è stata l’Agenzia delle Entratedurante Telefisco 2017.
La possibilità di applicare cedolare secca 10% si estende anche agli affitti brevi, ovvero i contratti transitori di durata tra 1 e 18 mesi e immaginiamo che, a partire dal 2017, saranno in molti i proprietari di immobili in affitto ad usufruire della possibilità di beneficiare dell’aliquota applicata ai contratti a canone concordato, potendo contare in un risparmio sicuro.
 cerchiamo di definire, alla luce delle ultime novità, in quali casi è possibile applicare cedolare secca 10% su contratti d’affitto breve a canone concordato e quali sono i requisiti per beneficiare della riduzione dell’aliquota fiscale. 
anche per contratti di natura transitoria, ovvero gli affitti brevi 
I contratti di locazione a uso transitoriodisciplinati dalla legge n. 431 del 1998. per i quali sarà possibile applicare l’imposta sostitutiva al 10% sono i contratti di locazione abitativa utilizzati per esigente temporanee e non turistiche, dalla durata tra l’1 e i 18 mesi, per immobili situati in capoluoghi di provincia e nelle aree metropolitane, dove le parti non possono applicare il canone di mercato.
Parallelamente all’applicazione della cedolare secca 10%, anche negli immobili oggetto di affitti previ si estende la possibilità di beneficiare della riduzione del 25% Imu e Tasi introdotta con la Legge di Stabilità 2016.

Cedolare secca 10% affitti brevi dal 2017. Il risparmio stimato

Quanto si risparmia con la cedolare secca? Sebbene abbiamo sempre sostenuto che nel caso di cedolare secca 21% è bene farsi assistere da un consulente fiscale per quantificare l’importo del risparmio, è certo che la tassazione sostitutiva al 10% è un risparmio assicurato.
Se, per un contratto d’affitto breve a canone concordato fissato in 600 euro, dalla durata di 8 mesi, con la cedolare secca al 21% si pagherebbe 1.008 € di imposta, lo stesso canone, con cedolare secca al 10% comporterebbe un carico fiscale di 480 €, con un risparmio di 520 €.
Un risparmio notevole al quale, con la possibilità di beneficiare della cedolare secca 10% per tutto il 2017, potranno attingere i proprietari di oltre 207 mila immobili affittati, secondo i dati Omi, con contratto transitorio.
 




giovedì 17 agosto 2017

Cedolare secca su affitti turistici

 

La battaglia per la tassa su AirBnb è rimandata all’autunno

La riscossione della cedolare secca sugli affitti turistici è in vigore da giugno, ma i grandi operatori temporeggiano. Accordo da settembre

 
Il 16 agosto è suonata per la seconda volta la campanella della cosiddetta tassa AirBnb. È infatti scaduto il termine per versare la cedolare secca del 21% sugli affitti brevi turistici di luglio. E per la seconda volta dall’entrata in vigore delle nuove regole, lo scorso 12 luglio, non tutti gli operatori hanno risposto alla chiamata. La stretta del governo sugli affitti brevi per turisti, nata con l’obiettivo di smascherare il nero, funziona a singhiozzo, perché gli operatori più importanti chiedono ancora tempo per mettersi in regola. L’Agenzia delle entrate avrebbe voluto far emergere i redditi dalle locazioni brevi già da quest’estate, che arride all’Italia per numero di visitatori, ma l’operazione trasparenza è rimandata a settembre.

Già a metà luglio, quando è scattato il primo versamento, AirBnb, i concorrenti della piattaforma Homeaway e le 20mila agenzie iscritte alla Federazione italiana degli agenti immobiliari professionali (Fiaip) hanno detto chiaro e tondo di non aver adempiuto alle legge, perché il tempo per mettersi in regola era troppo poco.
Il 12 luglio l’Agenzia delle entrate ha pubblicato la circolare con le indicazioni per adottare il sistema della cedolare secca. Prima scadenza: 17 luglio. Tuttavia in queste ultime settimane poco è cambiato.
O meglio: gli operatori sono riusciti a prendere tempo. “Abbiamo incontrato il ministero del Tesoro e l’Agenzia delle entrate e abbiamo invocato l’articolo 3 dello Statuto del contribuente, tale per cui non si può fare una norma a cui bisogna adeguarsi subito, ma servono 60 giorni di tempo”, spiega Paolo Righi, presidente di Fiaip.
L’accordo, di cui dà conto solo Fiaip, posticipa l’entrata in vigore della circolare dell’Agenzia delle entrate al 12 settembre. Da quella data gli intermediari degli affitti brevi, come le agenzie immobiliari rappresentate da Fiaip o i privati attraverso Airbnb o altri siti, saranno tenuti a trattenere il 21% sugli incassi delle locazioni, per poi corrispondere la somma al Fisco. “E il primo versamento sarà il 16 di ottobre”, prosegue Righi.

L’accordo, però, al momento non è ancora nero su bianco. Né agli incontri hanno preso parte tutti i rappresentanti degli intermediari immobiliari. La Federazione italiana mediatori agenti d’affari (Fimaa), ad esempio, continua a suggerire ai propri associati di “rispettare la nuova normativa che li vede nell’inedita veste di sostituti di imposta”.
Nemmeno l’interpretazione dello Statuto del contribuente è unanime. L’articolo 3 della legge recita che “le disposizioni tributarie non possono prevedere adempimenti a carico dei contribuenti la cui scadenza sia fissata anteriormente al sessantesimo giorno dalla data della loro entrata in vigore o dell’adozione dei provvedimenti di attuazione in esse espressamente previsti”. Il decreto legge sulla tassa Airbnb fissa l’avvio della raccolta della cedolare secca dal primo giugno, tuttavia la circolare dell’Agenzia delle entrate, che spiega come farlo in pratica, arriva un mese e mezzo dopo. Quale delle due date fa fede?
Noi non abbiamo aspettato che la legge fosse effettiva, ma ad aprile abbiamo adeguato i nostri software e raccogliamo già la cedolare secca”, spiega Pietro Abbati Marescotti, vicepresidente di Property Managers Italia (Pmi). L’associazione riunisce una settantina di società italiane, che si occupano di gestione di immobili per conto terzi, e ha versato i valori per luglio e agosto, a differenza dei big che si sono rifiutati.
AirBnb, Homeaway e Fiaip a luglio hanno detto di non aver avuto abbastanza tempo per adeguare i software dei portali per introdurre il calcolo del 21%, informare i proprietari di casa, formare i collaboratori, procedere alla riscossione e individuare, se fosse necessario, un legale rappresentante in Italia a cui affidare la responsabilità delle transazioni. “Abbiamo delle perplessità su queste motivazioni, c’è resistenza ad applicare questa legge”, osserva il vicepresidente dell’associazione, che sul sito ha pubblicato un vademecum sulla cedolare secca per affitti turistici.
La partita con l’Agenzia delle entrate non è chiusa neanche per Pmi. “Ci sono dei punti ancora da chiarire”, puntualizza Abbati Marescotti. Il primo interrogativo riguarda la somma su cui applicare la cedolare secca. Facciamo un esempio. Un proprietario di casa si affida a un intermediario per affittare l’appartamento. Il costo per il turista è di 100 euro al giorno, comprensivi dei 10 euro che il proprietario riconosce all’agente immobiliare. Su quale base si calcola il 21%? Sui 100 euro finali o su 90 euro? Nel primo caso, osservano gli intermediari, gli agenti sarebbero tassati due volte: alla fonte della loro commissione e in seguito, sui redditi totali.
Il secondo interrogativo riguarda il momento in cui il contratto viene perfezionato e quindi scatta la raccolta della tassa. La norma non è chiara. Su queste questioni anche Fiaip chiede più chiarezza al Fisco, tanto che la prossima settimana si svolgerà una nuova riunione tra le parti. Mentre Fimaa contesta che il lavoro dell’intermediario, che richiede un esame di abilitazione, possa essere svolto anche da portali internet qualificati allo stesso modo, “in spregio alla norma di riferimento”. Fiaip invece ha chiesto ad Airbnb di distinguere gli operatori immobiliari che affittano case sul sito. “Rappresentiamo più del 40% dei profili in Italia”, spiega Righi.
Nonostante il susseguirsi di false partenze, la regola italiana ha suscitato attenzione in Europa. Francia, Spagna e Austria stanno studiando l’applicazione dello strumento per scegliere la soluzione migliore da applicare al proprio interno. La Spagna vorrebbe inquadrare gli affitti turistici con una legge entro la fine dell’anno, Francia e Austria nel 2018. A differenza dell’Italia, all’estero l’esplosione degli affitti brevi per turisti ha destabilizzato il mercato immobiliare, creando voragini nell’offerta di case a lungo termine. Allo stesso modo, anche i colossi del web stanno monitorando l’Italia e non si escludono ricorsi al nuovo regolamento. O interventi di correzione nella manovra finanziaria di dicembre.

https://www.wired.it/economia/business/2017/08/17/tassa-airbnb-affitto/